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sabato, 09 luglio 11 09:55
Parliamo di editigChi scrive ha la necessità di un testo perfetto se vuole pubblicarlo. In effetti il lavoro di revisione non basta da solo a rendere più accattivante il prodotto libro. Ogni persona ha il suo stile, i suoi difetti di scrittura e l'occhio di chi non è coinvolto personalmente può mettere a fuoco i nodi problematici. E fin qui tutto bene. Se si vuole che altri leggano il proprio romanzo è necessario che sia appetibile. E nelle case editrici interviene l'editing. Perfetto. Ci vuole. Ma alla fine il prodotto libro di chi è? Dell'autore che ha scritto la trama e ha usato un certo suo personale modo espressivo o dell'editing che modifica ordine delle parole, aggiunge concetti o immagini, fa spiegare in modo più approfondito questo o quel punto? Alla fine che cosa interessa alla casa editrice? Mi sembra una grossa manipolazione del prodotto per renderlo più vendibile sul mercato. Sarà a causa di questa manipolazione verso il gusto dei lettori, che spesso seguono mode e momenti, che non emergono grandi opere letterarie memorabili? Ho molti dubbi su tutto ciò, anche se ammetto che mi piacerebbe essere contatta da un editore ( sempre che io mandi il mio romanzo finito!). Per sollecitare una riflessione l'articolo di Morgan sul blog Sul romanzo http://www.sulromanzo.it/blog/editing-su-un-testo-letterario-capirne-il-vero-significato venerdì, 11 marzo 11 12:05
Riprendo la comunicazione. seconda parte La via Emilia da Rimini a BolognaOrmai il tuo viaggio è a metà, Lugo si avvicina pacifica e languida, distesa sulla pianura, certa dello spazio che ha attorno, lontana dalle colline. Ti piace Lugo, il centro antico che tu ricordi per un mercato che ogni tanto ti vede curiosa a cercare l’introvabile, come sempre. Strade e palazzine nuove accompagnano la tua corsa, ma non entri nella cittadina, ne costeggi la periferia, come fosse una grande metropoli. Troppe macchine e troppe strade di cui non si conosce il senso di marcia, che cambia a seconda delle necessità del legislatore o del traffico. La strada prosegue ma ora non è più una traccia sconosciuta e persa nella mente. Ora è una consuetudine fatta di curve, e cartelloni e palazzi che conosci bene, per le tante traversate fino al mare. Il terreno riprende con dossi e cunette a seguire il pendio delle colline, tanto vicine sono, e la strada si fa stretta, solo a due corsie con frutteti e vigneti ai lati, piccolo quadretto di un tempo che non c’è più. Le case sfilano in bell’ordine, nuove, eleganti, moderne con qualche tocco country, come si addice alla dimore dei contadini. I contadini hanno sostituito le scarpe grosse con comode scarpe da tennis e la vecchia auto con un pickup ultimo modello, unici a poterlo usare per reale bisogno. Non come sono i SUV e gli altri enormi carri che sono parcheggiati indolenti nelle strade concitate della città, monumento all’improbabile, lucidi e puliti come piccoli neonati usciti dal bagnetto, messaggeri di vita all’aria aperta artefatta e comoda. I frutteti ormai sono gonfi di frutta e grappoli che rasentano il terreno, pieni di chicchi maturi. Pesche, mele, uva e kiwi accompagnano il lento procedere, mentre ti chiedi perché fino a questo momento non hai trovato la baracchina delle piadine. Le gite fuori porta della tua infanzia tornano con la musica anni sessanta, tornano su una vecchia Fiat che nelle domeniche pomeriggio ti portava a spasso per le strade sconosciute dei paesi fino al mare. E alle cinque la sosta davanti a una piadina calda e fumante, o a una Crescentina grondante di unto e profumo di pasta fritta nel grasso. Mangiavi con avidità, velocemente, stropicciando le dita unte nella carta porosa. Le baracchine a strisce rosse e bianche le hai intraviste chiuse e solo ora ricordi che non è giornata di commerci. Le sfogline lavorano solo il fine settimana e tu sei fuori tempo. Pazienza, in fondo rimandi soltanto a un’altra domenica, casomai di settembre , quando la spiaggia è deserta e il mare già freddo per le piogge imminenti. Tu camminerai alla ricerca di una solitaria conchiglia sulla battigia, lottando per non bagnarti i piedi. E sulla strada ci sarà ancora una tenda a righe rosse e bianche aperta, che ti aspetta. Non puoi mancare. Da Lugo in poi il panorama si fa più verde, vivace, macchie di rosso e giallo lungo i filari, alcuni raccoglitori si attardano, ma il grosso sarà per domani. Il verde opulento di questa campagna ricca e sfruttata ti segue per chilometri, e ne percepisci la fertilità, ne intuisci la forza data dal lavoro dell’uomo e dalle mille macchine che, a volte, campeggiano in file composte ai lati dell’asfalto. Lunghi getti d’acqua lavano la polvere e dissetano lo scrigno della ricchezza di queste terre, mentre transiti davanti a un palazzo rosso. Il Mulino Rosso ricorda la formula uno, le gare, le corse e antichi amori nascosti dentro stanze sontuose e discrete. Immagini donne eleganti scendere da bolidi fiammeggianti seguite da gentiluomini attraenti e affascinanti, ma colpevoli di essere legati ad altre donne, rimaste nella loro casa e nel loro regno, felici di tanta distrazione. Imola non è sogni o desideri, Imola è antichi manicomi e castelli merlati e colline rigate di vigneti preziosi. Ne assapori l’aria signorile, discreta ma sicura, come di una dama che sa cosa scegliere. Dalla autostrada non vedresti nulla di tutto questo, ma resteresti, come all’andata leggermente imbottigliato in una strettoia che non esiste, ma che provoca code da Bologna a qui per poi sciogliersi come un fiocco di neve quando tocca il vetro della tua stanza. Che si fa? Il viaggio sta diventando lungo per le abitudini date dall’autostrada. Saresti già a casa, che si fa, si taglia per la campagna e si accorcia forse il viaggio?La domanda risuona e permane qualche secondo. No, si è detto via Emilia e sia, fino a S. Lazzaro. Frantumati i dubbi dentro la certezza della decisione presa, continui osservando il panorama che ancora cambia. Non è la pianura secca e assolata di Rimini, né l’opulenta di Lugo, ma la campagna che accoglie grano e frumento e sorgo e qualche rara foglia di barbabietola. Già non c’è più la rotazione delle colture, ma le indicazione della UE dettano il regime delle semine. Incontri stupita anche piccoli boschetti di betulle e pioppi, piccoli campi disseminati di ciuffi di alberi di noci. Sono ancora piccoli, appena piantati. Già, il noce e quella antica leggenda che ti ha raccontato uno straniero sul pericolo di piantare un noce. Lui non li pianta, lui non ne vuole sapere, perchè, dice, quando il tronco sarà grosso come il collo, chi l’ha piantato morirà. Sorridi e ti rivedi mentre pianti un noce, in barba alle sue predizioni. Ridevi quel pomeriggio di sole, e perchè ti piaceva l’idea di sfidare una tradizione. Ti sentivi onnipotente e coraggiosa a non ascoltare la voce di chi, forse, aveva visto. Poi il noce si è seccato e tu hai riso ancora di più, quasi sollevata da un timore che si era infiltrato nella mente e sbocciava ogni volta che il pensiero andava a quel tronco. Noci e betulle e pioppi: cellulosa, noci e legno duro. Il noce italiano è il legno duro e longevo dei mobili delle nostre nonne, come la quercia, intagliata in riccioli di legno e fiori immobili. Mancano querce, ti viene da pensare ed ecco che appare un altro boschetto di querce. Le conosci da quando ne hai piantata una piccolissima in giardino, due sole foglie su uno stelo tenerissimo. Ma vedrai che non tiene, e poi non so cosa è, avevi detto ignara. Un cerro, hai piantato un cerro nel tuo piccolo giardino, incosciente che non sei altro. Potevi sradicare le due foglie, quando hai scoperto che la Forestale aveva ceduto cotoneaster, platani, agrifoglio e cerri. Un giardino bonsai con dentro una foresta, adesso non sai più dove metterle le foglie e vorresti cambiare, ma un cerro non è un mobile, ha radici profonde e chiome possenti. La Basilica di San Luca, lo skylane di Bologna visto da lontano è un quadro moderno, nero e rosso, rosa con pennellate gialle. Il tramonto maestoso e colorato ti accoglie verso casa. La svolta a destra è una necessità obbligata, ne faresti a meno, ma i Romani, non potevano saperlo. Le macchine sull’ autostrada lì vicino sfrecciano incessanti. Sì, è stato piacevole, ma un po’ lungo, non trovi? martedì, 19 ottobre 10 18:45
Riflessioni sulla scrittura, la miaSto riflettendo da tempo sulla mia scrittura, su come viene colta degli altri e vissuta, Ho letto molti libri di letteratura, di racconti e di autori diversissimi nei lunghi mesi estivi. Una delle osservazioni che mi vengono fatte è che ho una scritttura scolastica. Non ho nemmeno capito bene che cosa intendessero dire, nè hanno saputo dirmi che cosa c'è da cambiare. Dopo avermi fatto elogi sullo sviluppo della vicenda. Non so bene che cosa si voglia dire, ma se chi legge ha questa sensazione è bene rifletterci sopra. Non so nemmeno come fare per rendere la scrittura meno scolastica ( fondamentantalmente non sono d'accordo, troppo sintetica forse sì, ma scolastica no). Ho pensato di riscrivere pagine delle autrici che mi piaccono e vedere come le avrei scritte io. Chissà se serve! Il romanzo va avanti , anche se la storia d'amore non è ancora entrata nel merito.Come dire, ci sono tutti i preliminari! martedì, 10 agosto 10 21:41
La via Emilia da Rimini a Bologna- 1 parteNon ricordi chi ha proposto di fare l’antica strada dei Romani per tornare a casa, ma forse è il naturale corollario della discussione che ha tenuto sveglio l’interesse per questi percorsi, ormai consueti, all’andata. L’autostrada non ti è mai piaciuta, da quando guidi se puoi la eviti. Ti pare monotona e soffocante, specialmente nei tratti a due corsie, dove per un miracolo della fisica ci stanno la tua auto e tanti camion rimorchio da far paura. No, oggi si percorre la via Emilia, ma il più è trovarla fra queste rotonde anonime e strade senza indicazione. Osservi le carcasse di capannoni abbandonati, polverosi e squallidi, molto lontani dal glamur della città, quasi appartenenti a un altro mondo, che dalla autostrada non vedi mai. Ti coglie di sorpresa il richiamo alle scene desertiche di un film dell’inverno che evidentemente ha lasciato un segno nella tua memoria, tu che non ricordi nemmeno un titolo i un libro o di un articolo. Non è un paese per vecchi, il contrasto fra la polvere e l’abbandono di questa zona industriale che sfila davanti al tuo sguardo, e gli ombrelloni nuovi che hai appena lasciato è stridente. Là una darsena appena inaugurata, ordinata e liscia come solo i bagnini di Rimini sanno fare con gli stabilimenti balneari e qui portoni sgangherati, chiusi malamente e uffici direzionali vetrati e presuntuosi . E cartelli con proposte di vendita affitto o cessione, comunque la richiesta di un cambiamento pare dicano così non i può andare avanti. I campi incolti e coperti di vegetazione giallastra e secca, sotto il sole delle cinque, aumentano il disagio nel costatare come sia abbandonata questa parte della periferia, una volta opulenta e ricca, portone aperto verso il commercio con altri paesi. Ora solo gli ombrelloni e le discoteche portano la ricchezza, testimoni del tempo che è cambiato e non torna. La strada prosegue e tu cerchi di imprimere sensazioni e commenti nella memoria, conservando il silenzio che ti accompagna dalla prima rotonda. La macchina avanza e finalmente trova la via Emilia e la riconosci dal semplice fatto che il sole non è mai diritto negli occhi, ma leggermente di sbieco e non acceca. Si avanza lungo campi sempre coperti dalla vegetazione secca di granoturco e sorgo, gialla e assetata, ormai pronta per la raccolta. Il giallo è polveroso come i capannoni che sfilano paralleli alla strada, interrotta ogni tanto dalle ormai irresistibili rotonde. Il panorama si apre e l’occhio si allarga sulla pianura, il monte Titano da una parte e idealmente S. Luca dall’altra, ancora non si vede. In mezzo gli Appennini e la pianura Padana. I campi arati hanno la terra sfibrata come la polvere, come se tutto facesse parte dello stesso quadro. Siamo in agosto, è normale, ma il senso di tristezza non ti abbandona nemmeno quando infili il tunnel sotto Cesena. Un lungo e triste tunnel che ti lascia con la curiosità di sapere come è Cesena vista dalla via Emilia, sai che non tornerai per esaurire questa curiosità, ora nella tua mente è registrata come la città che ha il grande tunnel. Ancora campi, rotonde, palazzine anni settanta o ancora più antiche, fattorie nuove, abbandonate, deserte, sbrecciate, strade che si intrecciano dentro i centri abitati e ti lasciano subito, perché il tuo percorso oggi è il rettilineo della via Emilia, come rivivere un ricordo. Centri abitati con nomi conosciuti si susseguono mentre la tua city car avanza imperterrita, nonostante qualche indicazione per l’autostrada. Accendi la radio e trasmettono canzoni degli anni sessanta, scattano i ricordi della mitica cinquecento e delle ragazze e delle fughe. Di quel periodo non è rimasto nulla, solo monumenti restaurati dedicati ad eroi eterni, martiri o santi. Per fortuna non sei tu che guidi, potresti bloccare il traffico per leggere tutte le indicazioni, chi guida la macchina sa dove andare, dritto, sempre dritto su, su fino a Milano, volendo. Dopo Forlì trovi fissati a bordi delle strade, al marciapiede cartelli pubblicitari e non ti meravigli se fanno la propaganda di negozi di roba usata. Ciarpame si sarebbe detto una volta, modernariato si dice ora in onore della modernità di tutti quegli oggetti inutili che riempiono case e cantine. Che se tu provi a fare una vendita in garage ti prendono per una poveretta, ma se tu riesci a vendere gli stessi oggetti ad uno di questi negozio sei alla moda, trendy. L’andarli a comperare fa ancora più fino, richiama il recupero, il riciclaggio ed è contro lo spreco. Una volta avresti visto la pubblicità del succo di frutta, o delle pesche nettarine, ma non sono più attuali. Dalla radio escono note musicali antiche, dimenticate e mai canticchiate sotto la doccia, da te che negli anni sessanta non eri che una bambina e quindi tutto ciò ti è lontano. Sapresti di più dei primi rock italiani. martedì, 03 agosto 10 19:44
Romanzi e amore
Può interessare una storia d'amore al giorno d'oggi?. Non ne ho idea, ma credo che ci sia ancora voglia di romanticismo e amore al giorno d'oggi. il mondo è talmente brutto a ovlte, che ci vuole un poco di sogno e di fantasia per poter distogliere gli occhi dalla cruda realtà. Ma una storia banale no.
sabato, 31 luglio 10 12:08
Scritture e altroPartecipo a un progetto interssante, scrivere un romanzo in un anno. Lo scandisce Morgan, dal blog Sul Romanzo. In un gruppetto ci si trova, io per ora sono assente giustificata, e si raccontano e commentano le pagine di scrittura precedentemente inviate tramite email e si definisce meglio il tiro, seguendo i commenti. Io ho scelto una storia d'amore, semplice nel concetto, ma spero più complessa nello sviluppo. Sono all'inizio della storia, chissà se riuscirò a terminarlo in modo soddisfacente? Intanto ho scritto "Dieci storie +una" una piccolissima raccolta di storie per bambini da portare a Certaldo per Griselda scrittura, alla fine di agosto . Si trova da lafeltrinelli.it. E' più comodo che andare in giro con un blocco di fogli e il progetto grafico e molto interessante e professionale, ma non è merito mio. Dall'altro mio blog http://piumedifarfalla.leonardo.it/blog lunedì, 14 giugno 10 13:14
Si comincia da quiHo ricominciato a scrivere e devo dire che ho fatto bene. Gran fatica è vero, ma quando le idee sono più chiare tutto fila meglio, inutile. Effettivamente le cose che ho da fare, nonstante la temporanea fermata sono moltissime. praticamente tutti i progetti accantonati per diversi motivi. Hoo anche ricominciato ad ascolare la radio. Molto piacevole, avevo perso l'abitudine, sommersa da altri media . In effetti c'è un senso di leggerezza incredibile. sabato, 12 giugno 10 18:35
Il tempo e il caldoEstate calda per ora, troppo per i mie gusti, ma è così. Ora ho tempo, molto tempo e un obiettivo: sfuggire la noia. Già, la noia di una caviglia ingessata come la vita. Le piccole cose diventano importanti, fondamentali. lavarsi,bere, mangiare. Non ci si pensa mai a quanto sia importante potersi muovere liberamente. Per sconfiggere la noia ho tre cose da fare, leggere, sto leggendo Il quinto giorno, scrivere e navigare in internet. Scrivere: ho riletto il famoso romanzo e ho archiaviato tutte le copie esistenti nel mio computer. Sinceramente era un caos di penseri e azioni. Ho riscritto la scaletta, che ormai so a memoria e ho cominciato dalle mappe di Google per rendermi meglio conto del paesaggio. Poi, anzi contemporaneamente mi metterò a limare le fiabe. Vorrei pubblicare quelle che ho scritto, per sistemare il problema del plagio. Non che io possa accusare qualcuno di aver copiato, ma da quanto mi dicono, io potrei essere accusata di aver copiato! Incredibile. lunedì, 17 maggio 10 00:57
Secondo romanzo sighIl second romanzo è fermo, fermissimo sulla scrivania ma tutto affastellato nella mia testa , lettera per lettera, senza che io possa mettere ordine alle mille parole che frullano. Già perchè dopo aver scrutto, mi sono fermata e ho cominciato ariflettere e dopo a studiare ancora e alla fine sono piena di dubbi e incertezze, Un disastro. Poi le socie delle parole nel cassetto dicono che rifaccio troppo, insomma non so più che fare. L'unica cosa di cui sono sicurissima è che , appena iniziano le vacanze lo riscrivo. domenica, 18 aprile 10 00:53
Scrivo parole
Filosofia a sette anni -La nuova compagna di banco
Il banco accanto a lui è vuoto, il compagno è a casa per malattia. Mi sono seduta in attesa che gli altri terminassero il lavoro, e gli ho chiesto: - Tu come ti chiami? Io sono la compagna nuova- -Piero, e tu?- e il suo sguardo si è rivolto al cielo come fa quando cerca parole che non trova ed emozioni che non riesce ad esprimere -Io mi chiamo Rita- mi osserva di traverso fra le lenti degli spessi occhiali che al momento sono parcheggiati sul naso, ma per poco. Di solito li usa per tamburellare un ritmo solo suo, sconosciuto in cui si chiude al contato con il mondo. - E mi piace molto la matematica- lui ride, contento, si diverte, lui che non ha il senso dello spazio e della quantità e brancola in un mondo fatto di musica, parole, emozioni non definite. Per lui la matematica è un perchè senza risposta, non serve. Mi sorride, mi manda un bacio e continua a scrivere con la sua grafia sottile come una tela di ragno numeri che sembrano parole.Ha capito che sto scherzando. -Lasciami lavorare- si immerge dentro quadretti grandi e concetti che non sa definire. |
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